E’ la paura di vedere la verità che genera la forza dell’ignoranza.

“Rimani o esci dalla grotta?”
È l’eterno dilemma che gli essere umani, come ci insegna la storia, continuano a porsi nel corso dei secoli.

È meglio godersi una fantastica, ma comoda realtà o sperimentare la verità con tutta la sua durezza?
Vivere come soggetto consapevole ha un alto prezzo psicologico da pagare.
Nel mito della grotta scopriamo che gli uomini tendono a preferire di vivere contenti tra le ombre, piuttosto che conoscere l’esterno.
Per quanto false siano le ombre, si sentono al sicuro, sotto la protezione delle rocce della grotta.

Quando decidono di andarsene, capiscono che non potranno più tornare indietro, perché “le rocce che il servo considerava una protezione, agli occhi di coloro che si risvegliano, appiano come un carcere.”

L’ignoto si magnetizza attraverso la paura. In questo modo, per la maggior parte, preferiamo rimanere dove siamo.
Per quanto avversa possa essere una situazione, la temiamo meno di tutto ciò che è nuovo, che ancora non conosciamo e che non sappiamo cosa ci porterà.

In altre parole, anche se la situazione che stiamo vivendo è negativa, la paura di ciò che non conosciamo, ci paralizza. Supera qualsiasi altra paura che già conosciamo.
Ma questo atteggiamento non si limita alla paura dell’ignoto, comprende la riluttanza a modificare la nostra condizione. Non c’è da meravigliarsi quindi, se viviamo nell’era della servitù volontaria.

Certo, le rivoluzioni tecnologiche che hanno avuto luogo negli ultimi duecento anni hanno portato a risultati importanti, scoperte e innovazioni che hanno migliorato le nostre vite in molti modi.
Tuttavia, la storia ci mostra che tra la vera capacità di queste rivoluzioni e ciò che viene tratto da loro (e come viene estratto), c’è una grande voragine.

Pertanto, la nostra realtà è molto più vicina alle grandi distopie del ventesimo secolo piuttosto che ad un Paradiso terrestre in 3D.
Sebbene questa realtà sia più che chiara, ciò che si osserva, contrariamente a ciò che si pone, è il suo rafforzamento.

In questo senso, il progresso tecnico è fondamentale, poiché più sistemi di controllo vengono sviluppati, maggiore è la capacità di “gestire” le vite dei subordinati.
In considerazione di ciò, è interessante notare che l’individuo amministrato e ben accontentato nei suoi bisogni, è ampiamente o totalmente ignaro di come venga sfruttato e usurato in realtà.

Con un sistema studiato in modo che gli individui si sentano “a proprio agio” o, almeno, in una potenziale condizione per soddisfare i loro “bisogni” e quindi sentirsi “a proprio agio”, diventa estremamente facile mantenere la società in ordine.
Coloro non si adeguano a questa società di controllo, sono visti come inadeguati, selvaggi.

Tuttavia, come ogni buon sistema che si evolve, la repressione non avviene in modo esplicito o attraverso fruste, ma in un modo “invisibile”.
Si avvale di una “libertà pilotata”, non ha bisogno di usare la forza, è introiettata dall’individuo stesso.

Di fronte a così tante condizioni favorevoli alla schiavitù e quindi dissociate dalla libertà, diventa facile capire perché la maggior parte di noi preferisce continuare a vivere nella grotta.
Allo stesso modo capiamo perché siamo diventati degli agenti repressivi contro chi fugge dal sistema.
Questo non significa che glorifichiamo la menzogna e prendiamo come impostori coloro che si dedicano alla verità, ma come disse Orwell: “Più la società si allontana dalla verità, più odia coloro che la rivelano”.

Detto questo, va considerato che, accettando il modo in cui la società è organizzata e tutti i suoi dettami, decidiamo di rimanere nella grotta e di contribuire al mantenimento di un sistema di organizzazione sociale che dietro la felicità, la gioia e la soddisfazione, nasconde lo sfruttamento, la disuguaglianza e l’ignoranza.

Sebbene non vi siano le condizioni specifiche per favorire un risveglio dell’individuo dalla sua ignoranza, è indispensabile capire che l’ordine gerarchico della società non cambierà dall’alto verso il basso.

È necessario che gli individui, all’interno delle proprie possibilità, cerchino i punti di luce che li aiuteranno a trovare la via d’uscita dalla loro ignoranza e, quindi, dalla loro condizione di schiavi.
Anche se nel “film della grotta” i protagonisti sono gli esploratori, c’è sempre abbastanza Coca-Cola per tenere la bocca chiusa agli schiavi della caverna.

Nietzsche diceva :
“A volte la gente non vuole sentire la verità, perché non vuole che le sue illusioni vengano distrutte. ”

Invece bisogna farlo, è necessario distruggere le nostre belle e confortevoli illusioni, diventare uomini liberi.
La paura della verità provoca la forza dell’ignoranza.