I dolori più profondi ci trasformano, ma ci fortificano, permettendoci di vincere le guerre più difficili.

Affrontiamo un tema che in questi anni, certamente, è stato vissuto da molte persone, almeno per quello che riguarda il lavoro, la vita professionale. Parliamo della sconfitta e della caduta.

Quella situazione nella quale ci si sente a terra, lacerati, con un dolore che brucia dentro e sembra impossibile da superare.

Attimi nei quali si perde ogni forma di certezza, e sembra che tutto congiuri contro.

In questi momenti, che a volte non sono brevi, occorre saper curare la propria anima, la propria psiche, per fare in modo che non diventi ostaggio completo di questa valle buia e senza luce.

Una bella frase dice ” nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso” e quì si racchiude il segreto della rinascita.

Per quanto ci si possa sentire feriti, umiliati, a terra, non bisogna mai dare a se stessi la possibilità di sentirsi persi, annullati, sconfitti definitivamente.
Le sconfitte possono avere palcoscenici diversi, volti diversi che hanno contribuito, possono raccontare storie, vissuti diversi, oltre quelle professionali.

Un fallimento amoroso, un’amicizia cui tenevamo che si interrompe bruscamente… possono gettarci in un profondo sconforto, nel buio dell’incertezza. Possono ferirci profondamente, frantumare la nostra anima.

Le persone particolarmente sensibili vivono con grande profondità ogni sentimento, ogni emozione negativa o positiva che sia. Ma il dolore non è prerogativa di una maggiore emotività.

A volte anche i più forti affrontano periodi di maggiore vulnerabilità, di difficoltà a elaborare e attraversare una forte delusione, una rottura.
Ma tutti, indistintamente, i più sensibili come i più forti, possono superare i periodi più difficili.

Ogni situazione difficile può essere superata, certo avendo un supporto per le questioni di primaria importanza, e potendo in questo modo capire ed analizzare le cause o cosa ha determinato la caduta.

Ogni episodio della nostra vita deve insegnarci qualcosa. Non importa quanto questa lezione sia amara e difficile da digerire, quello che conta è fare tesoro dell’esperienza ed incamerarla, per essere ancora più esperti domani e più preparati.

Come la Fenice, che dalle proprie ceneri ritorna più forte e vigorosa, così ogni persona deve abbracciare se stessa nel momento della tempesta e sapere che, passata la nottata, il sole tornerà a splendere.

Non è un male quindi piangere e bruciare. Per certi versi è utile e liberatorio.
Quello che non bisogna mai dimenticare è che c’è un domani e che questo nuovo giorno deve trovarci preparati!