In amore le donne soffrono di più, ma si riprendono prima e ti cancellano.

Amano, spesso idealizzano, qualche volta sviluppano una sorta di dipendenza affettiva. Perché le donne soffrono di più dopo la fine di una relazione? Ce lo spiega l’esperto
È un luogo comune, ma anche l’esperto e uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Binghampton e dalla University College London guidati dall’antropologo Craig Morris, lo conferma. Le donne soffrono di più quando una relazione finisce. Si disperano e sono quelle che patiscono di più la solitudine, forse perché sono anche le più dipendenti dal rapporto amoroso.

«Sicuramente è vero che le donne soffrono in modo diverso dagli uomin e sì, spesso anche di più – spiega Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro Medico Sant’Agostino di Milano – questo perché chiedono e danno diversamente nella relazione di coppia.

Molte volte vi è anche un vincolo quasi di dipendenza affettiva, ovvero un legame estremo con il sentimento dell’amore, della devozione; le donne vivono per quei lunghi momenti passati a fantasticare sul “noi”, su cosa fare per rendere speciali gli attimi di condivisione della coppia e per sorprendere il proprio partner».

Questione di insicurezza: «A volte si pensa che la donna soffra moltissimo nella separazione perché insicura, perché avrebbe paura di non farcela da sola sentendo un bisogno quasi fisico di protezione, di un “noi” che la rassicuri. Ma questa è una falsa credenza – afferma Cucchi – le donne di oggi sono fortissime e sono il valore aggiunto di una società strana ed egoista. In questo scenario le donne, soprattutto quando sono in coppia, spinte anche da una innato e ormonale senso della famiglia, creano il collante di una relazione in una società fragile e che, seppur social, non condivide in realtà nulla».

La differenza tra uomo e donna: «La fine di una storia ha il sapore del fallimento in quello che era stato un investimento totale. Per l’uomo è di solito un po’ diverso perché scatta più facilmente un egoismo per certi versi sano e che fa investire subito in altro: amici, passioni, hobbies. La donna è meno tutelata da questo anche se ovviamente non vuol dire che l’uomo non soffra, anzi».

Come reagire allora per uscirne rafforzate nel lungo termine? Perché forse il diverso modo di reagire tra uomini e donne sta proprio qui. Le donne, superata la crisi iniziale, imparano di più e riescono a uscirne meglio, gli uomini sono più combattivi all’inizio e solo con il tempo vengono a patti con i loro sentimenti. Cosa fare per soffrire di meno?

Soffrire: «Soffrire è normale, si attraversa una specie di lutto che ha delle fasi emotive che vanno rispettate e quindi vissute – dice Cucchi – non ci si può esimere, altrimenti rimarremmo sempre intrappolati in quel sentimento e in quella persona».

Non stare da sole: «Bisogna puntare molto sulla condivisione e sulla propria rete sociale: è fondamentale sentire la voce e l’affetto di altre presone. Ci aiuta a vedere ciò che non vediamo e che agli altri magari è chiaro, basta solo un cambio di prospettiva».

Non idealizzare: «Non bisogna lasciare che la nostalgia e il dolore finiscano per idealizzare l’amore, la storia e la persona: spesso ci sembra tutto perfetto perché è la mancanza ad avvicinare».

Aspettare e accettare una pausa: «Non bisogna rincorrere ciò che si allontana, ma è meglio aspettare e lasciare che il distacco permetta anche a lui di sentire la mancanza del “noi”. Talvolta, solo dopo una fase di silenzio, si può tornare a confrontarsi e a crescere, magari ripensando ad un “noi” nuovo e più forte. Inutile, invece, pressare l’uomo che se ne va, perché si corre il rischio di accettare compromessi o vivere altro dolore».