Secondo uno studio scattare troppe foto indebolisce la memoria.

© Alfonso Reyes

Secondo uno studio scattare troppe foto indebolisce la memoria. Non c’è assolutamente niente di sbagliato nel pubblicare le nostre foto belle, fino a che lo scattare queste foto non sia l’unica cosa da fare. E fino a quando le foto sono carine perché tu hai deciso che erano belle e non perché il feed di Instagram di un blogger di viaggi che segui, ti ha detto che lo erano.

Il fatto è che noi, come generazione, ci siamo semplicemente dimenticati di fare foto solo per noi stessi. Ci è stato fatto il lavaggio del cervello incoscientemente per seguire un modello specifico, un modello perfettamente progettato di come dovrebbe essere una bella fotografia, che ci siamo dimenticati completamente quanto poco impegno e quanto piacevole possa essere, catturare i momenti per nessuno a parte che per noi stessi.

Ci siamo dimenticati delle risate che scoppiavano ogni volta che un nostro amico scattava una foto di gruppo in cui l’unico che veniva bene era il cane, (quando c’era) perché ora, una foto del genere la cancelleremmo immediatamente senza neanche pensarci due volte.

Ci siamo dimenticati della gioia dell’attaccare le nostre foto preferite all’album dei ricordi per ricordarci di quanto fosse bella la nostra infanzia, ora invece vanno tutte a finire nel cloud, indefinitamente fuori dalla vista, essenzialmente fuori di testa.

Ci siamo dimenticati come essere strambi, divertenti, energetici, e goffi nelle nostre foto. E nell’era dei meme e di 9Gag, abbiamo ironicamente dimenticato che va bene anche essere bizzarri e ridere di noi e per i nostri errori. Siamo diventati talmente ipercritici che le cose che un tempo ci facevano gioire, (incluso fare fotografie), ora ci causano ansia, gelosia e stress.

Ci siamo dimenticati quanto era bello quando a scuola ci assegnavano un progetto di gruppo in cui dovevamo uscire dalla classe per fare le foto ai fiori, alle farfalle, al cibo o alle piante. E lo facevamo con allegria, gioia e divertimento, senza fregarcene di tutto il resto del mondo. Perché in fondo, noi, sapevamo che gli unici commenti che ci sarebbero importati riguardo alle nostre foto erano i nostri.

Ci siamo dimenticati di essere spontanei, di lasciare che le ciocche dei nostri capelli catturino il vento comunque e in qualsiasi modo maledettamente bene, e di permettere alle nostre pance di riposare facilmente anche quando siamo in spiaggia senza maglietta.

Ci siamo dimenticati di come correre estaticamente per abbracciare le onde a braccia aperte, anche quando rovinano i nostri completi perfetti. Ci siamo dimenticati come tuffarci in piscina, o come guardare il tramonto, o come scalare una montagna senza giudicare la dignità dell’ambiente, perché forse non è abbastanza estetico per il nostro profilo instagram.

Ci siamo dimenticati di come fare tesoro delle fotografie che abbiamo scattato. Ci siamo dimenticati del concetto del tesoro, di tenere i ricordi in un posto sicuro, di attaccare le polaroid al muro della nostra camera da letto, di zoomare sulle lacrime gioiose e le risate lacrimose ce lo siamo dimenticati. E ce lo siamo dimenticati perché fondamentalmente nel profondo di noi, ci siamo persi.

Il peggior antagonista del mondo moderno della fotografia è davvero la nostra inabilità che cresce sempre di più di fare scelte che siano nostre, di decidere cosa è bello per noi, cosa significhi “stupendo” per noi, cosa sia per noi il “successo”. Se non possiamo più identificare noi stessi a causa dell’influenza di internet, cosa ne sarà di noi?

È arrivato il momento di trovare di nuovo noi stessi dopo esserci persi nel deserto digitale per anni. E forse il percorso per tornare a casa inizia con il cambiare il modo in cui guardiamo le nostre fotografie. È come una metafora per la prospettiva: da che angolo vuoi vedere la tua vita? Qual’è la tu idea di bellezza? Come vuoi modificare te stesso in modo da vivere la tua vita migliore?

La realtà che non abbiamo mai avuto il tempo di ammettere è che non c’è nulla che esaurisca l’anima umana più rapidamente delle persone piacevoli. Comincia a scattare le foto per avere un ricordo, per catturare il momento piuttosto che i nomi di marchi, per catturare sorrisi genuini invece che mi piace finti, per ottenere dosi di vita anziché scorci di mera esistenza, per affermare positivamente te stesso, da te stesso, invece di stupide conferme di profili senza faccia che alla fine non hanno alcun significato.

Scopri di nuovo chi sei veramente senza i paraocchi che la società ti ha messo. Vivi nel modo in cui sei destinato a vivere, e non lasciare mai che l’ombra di norme artificiali blocchino la tua luce interiore. E per ogni fotografia che scatterai da questo momento, cerca di brillare. Splendi luminosamente. E brilla per te stesso, prima di brillare per qualcun altro. Vai alla ricerca di te stesso usando solo te stesso, perché nessuno può conoscerti solo per le foto che pubblichi.

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