Vivere il proprio sogno significa ignorare ogni oppositore (anche la famiglia e gli amici se serve).

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© Meow Jutarat

il desiderio di fare qualcosa piuttosto che andare e tornare da un lavoro che non sembra giusto per te. Ci vuole un bel po’ di coraggio per abbandonare un posto sicuro ed inseguire la propria vera passione della vita, ma la ricompensa è fantastica. E non è mai troppo tardi.

“Lascerò il mio lavoro e viaggerò per il mondo per un anno intero,” è quello che ho detto hai miei genitori quando avevo 25 anni.

Quello che seguì, fu una serie di domande: “Cosa vuoi dire che lascerai il lavoro? Non andrai più a lavorare? Come ti guadagnerai i soldi per vivere? Farai questa cosa da solo? Perché? Ti rendi conto di quanto sia pericoloso la fuori?”

È stata la vacanza in Thailandia nel 2005 che mi ha ispirato a lasciare tutto e decidere di viaggiare. Durante quel viaggio, mi è successo di incontrare un gruppo di ragazzi giovani che sfidavano completamente ogni stereotipo che avevo interiorizzato e portato con me nello zaino. Fino ad allora, avevo sempre associato i viaggi interminabili a ragazzini unti e puzzolenti del college che facevano ricorso all’ostello perché non avevano altra scelta, perché erano troppo persi per sistemarsi in un posto. Quello che ho imparato parlando con quei ragazzi straordinariamente mondani è che viaggiare ci apre mondi sconosciuti e che ci può veramente aiutare a trovare noi stessi. Volevo entrarci. Lì, sulle spiagge, in Thailandia, ho deciso di lasciare il mio lavoro e viaggiare per il mondo da solo per un anno intero.

Quando ho spiegato il mio grande piano alla mia famiglia, ai miei colleghi, e hai miei amici. tuttavia, ho incontrato sguardi vuoti e altre domande indiscusse: Non ti sentirai solo? Come ti farai degli amici lungo la strada? Ma che cavolo farai quando tornerai? Come spiegherai tutto questo sul tuo curriculum?

Nessuno riusciva a capire perché, a 25 anni, avrei rinunciato alla carriera che stavo costruendo da quando mi sono laureato al college per intraprendere un’avventura che poteva essere potenzialmente pericolosa e, dal loro punto di vista, un totale spreco di tempo.

I miei genitori mi hanno supplicato di non partire. Per settimane, sia mia mamma che mio papà facevano sempre riferimento a storie di disastri sui notiziari e mi mandavano e-mail piene di preoccupazioni per il mio futuro.

Basti dire che all’inizio non ho ricevuto molto incoraggiamento o sostegno. Allora, non c’erano ancora blog famosi che raccontassero le storie dei viaggi delle persone. Lasciare il proprio lavoro per viaggiare non era per niente una cosa accettabile da fare, specialmente a 25 anni e con un lavoro fisso e una carriera davanti.

Ad un certo punto, sono riuscito a capire tutte le paure, la confusione e le speculazioni che circondavano la mia decisione. Ma è stato estremamente sgradevole e rattristante apprendere che le persone da cui ambivo di più l’approvazione erano fortemente contrarie ai miei piani. Quando brami per il supporto della famiglia e degli amici e tutto quello che ti danno sono delle ragioni per cui non dovrei fare quello che voglio disperatamente fare, è dura. È difficile essere forte quando tutte le persone più vicine respingono i tuoi obiettivi, realizzazioni e sogni.

Per molto tempo, fino alla mia partenza, il mio viaggio fu come Lord Voldemort in quanto era “la cosa che non poteva essere essere nominata”. Ogni volta che lo menzionavo, i miei amici facevano del loro meglio per fingere il loro supporto, i miei colleghi sospiravano la morte incombente della mia carriera, e i miei genitori esprimevano le loro preoccupazioni sul fatto che sarei stato rapito o finito sui notiziari notturni.

A luglio del 2006, sono finalmente partito per la mia avventura internazionale di un anno. Quello che ho imparato nel mondo tentacolare è che avevo ragione a fidarmi del mio istinto. Sono un nomade nel cuore, designato per viaggiare, un vagabondo che è più felice quando esplora terre sconosciute. Ho amato viaggiare così tanto che ho finito per allungare la mia permanenza di sei mesi. E quando sono tornato, ho annunciato che me ne sarei andato di nuovo il prima possibile.

Il problema è che la maggior parte delle altre persone che fanno parte della tua vita non condividono i tuoi stessi sogni.

“Sei sicuro di non voler restare a casa e trovare un lavoro vero?” Mi ha implorato mio padre.

“Non ci penso propio!” Ho esclamato. “C’è così ancora tanto da vedere! Andrò a lavorare per un po’ per risparmiare un po’ di soldi e poi tornerò con lo zaino in spalla sul mio cammino.”

Dopo essere tornato sano e salvo, nessuno mi ha mai detto, “Beh, immagino tu avessi ragione. Non è andata come avevo pensato.” Il mio vecchio collega pensa ancora che sia stato uno stupido a partire, i miei amici sono stati comunque indifferenti, e i miei genitori erano comunque determinati a convincermi a restare, sottolineando costantemente le offerte di lavoro sul giornale. A quel punto però nessuno poteva fermarmi. Più persone mi dicevano “no” infatti, più io urlavo “si!” Come urli costantemente “sì” quando il mondo intero continua a gridare “no”?

Per prima cosa, devi trasformare tutta l’energia negativa in energia positiva, una motivazione per andare la fuori e provare che si sbagliano. Devi dire: “Io so che ti sbagli. Non lascerò che tu mi affonda. Mi lascerò ispirare da te per fare del mio meglio.” Ho imparato a godere nel provare alla gente che si sbagliava su di me. Quando qualcuno mi dice che non posso fare qualcosa, mi spinge e fargli vedere che invece posso farlo.

Secondo, guarda da qualsiasi parte per cercare incoraggiamento. Io ho letto innumerevoli libri e guide su come viaggiare tra le montagne per affrontare il mio primo viaggio, ed ora continuo con tutte le informazioni disponibili anche online. Ho anche contattato altri viaggiatori. Gli ho chiesto un sacco di cose. Insomma, ho fatto i miei compiti.

Terzo, ho fatto una lista di tutto ciò di cui avevo bisogno per il mio viaggio e me li sono procurati un po’ alla volta. Concentrandomi su ogni piccola pietra miliare, potevo sintonizzare il rumore e rimanere concentrato sul mio obiettivo principale. Arrivare ad ogni passo successivo nel mio piano personale era tutto ciò che contava per me.

Il problema era che la maggior parte delle altre persone non condivideva il tuo sogno. Mettono in dubbio i tuoi obiettivi perché non sentono la stessa sensazione di bruciore che stai sperimentando in profondità. Si preoccupano genuinamente perché non riescono onestamente a capire perché tu voglia fare qualcosa del genere. Ti elencheranno una lista di tutte le ragioni per cui non dovresti fare quello che vuoi assolutamente fare.

Contattando le persone che capivano la mia voglia di girovagare, anche se erano solo persone che “conoscevo” online e che avevano viaggiato, sono stato in grado di superare la negatività che proveniva da coloro che mi circondavano. Fai lo stesso. Costruisciti la tua rete di supporto, e ignora chiunque ti voglia buttare giù, anche se questi oppositori sono la tua famiglia o i tuoi amici più stretti.

Come si dice nel film The Way, “Tu non scegli una vita, la vivi”. Quindi vivi la tua al meglio.